Lasciati trasportare in un viaggio sulle tracce di Ernest Hemingway a Schio, dove storia, letteratura e paesaggi si intrecciano.
Ci sono luoghi che conservano storie tra le pietre delle strade, nei muri delle locande e nei racconti sussurrati nei bar. Schio, ai piedi delle Prealpi vicentine, è uno di questi. Infatti, proprio qui, nell’estate del 1918, arrivò un giovane americano destinato a diventare uno dei più grandi scrittori del Novecento: Ernest Hemingway.
Sulle orme di Ernest Hemingway, Schio diventa un luogo da osservare con occhi nuovi, dove passeggiare tra i luoghi che hanno vissuto da vicino Prima Guerra Mondiale, rivivere le avventure di un giovane scrittore e lasciarsi sorprendere da una destinazione che ancora oggi racconta storia, letteratura e paesaggi indimenticabili.


Un giovane giornalista verso la guerra
All’inizio del 1918, Ernest Hemingway era ancora un giovane giornalista americano per il Kansas City Star, poco più che un ragazzo. In futuro sarebbe diventato uno dei più grandi scrittori del Novecento, autore di capolavori come Il vecchio e il mare, Addio alle armi e Per chi suona la campana, vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 1954. Ma al tempo del suo arrivo a Schio, Hemingway non sapeva ancora nulla della grandezza che lo aspettava…
Tenta di arruolarsi nell’esercito americano, ma viene scartato per un problema agli occhi; sentendo il richiamo dell’Europa in guerra e desideroso di vivere tutto in prima persona, decide allora di diventare volontario della Croce Rossa Americana. Nel maggio del 1918 parte per l’Italia, con il primo incarico a Bollate, dove una fabbrica di munizioni è appena esplosa, un incontro diretto con le ferite della guerra.
Il 9 giugno Hemingway lascia Milano in treno e arriva a Schio, assegnato alla quarta sezione della Croce Rossa, dove rimarrà fino al 22 giugno circa, ripartendo poi per il fronte sul basso Piave. La cittadina lo accoglie con il suo paesaggio montano e il fermento di una retrovia militare. Trascorre le prime notti alla storica Locanda Due Spade, prima di raggiungere i compagni di sezione al Lanificio Cazzola.
A Hemingway viene assegnata una ambulanza FIAT grigia con croce rossa sul tetto, ma guidarla spetta ai veterani: le strade verso l’altopiano sono ripide e impervie, mentre le reclute devono occuparsi delle attrezzature e delle barelle. Dall’Altopiano di Asiago arrivano racconti di battaglie feroci ed è probabilmente qui che Hemingway sente parlare di Cesare Battisti, giornalista trentino e patriota, la cui foto conserverà sempre nel portafoglio.
Curioso, inquieto e desideroso di esperienza diretta, in questi giorni a Schio Hemingway assorbe impressioni e storie che plasmeranno la sua futura scrittura. Egli descrive la città e il panorama con ironia: “Qui a Schio non c’è che il panorama, e ce n’è fin troppo. Un giorno o l’altro mollo la sezione e vado a vedere dove sta la guerra.”

Il ritorno al vecchio fronte
Dopo la guerra Hemingway torna negli Stati Uniti, dove fatica a riadattarsi alla vita civile tra insonnia e bevute, ma continua a scrivere. Nel giugno del 1922 torna in Italia con la moglie, passando ancora una volta per Schio, la cittadina che aveva visto i suoi primi giorni italiani e il primo incontro ravvicinato con la guerra, un luogo che ancora oggi invita i visitatori a scoprire la storia e le tracce di questo giovane scrittore.
Oggi Schio conserva ancora il fascino discreto di quei giorni lontani. Passeggiare per il centro storico significa ripercorrere il breve ma intenso soggiorno di Ernest Hemingway: dalla storica Locanda Due Spade, dove trascorse le prime notti, agli edifici industriali come il Lanificio Cazzola, che durante la guerra ospitavano i volontari della Croce Rossa.
E forse, mentre si passeggia per le vie del centro, si può immaginare quel giovane americano che prende appunti, ascolta storie e osserva il panorama. Lo stesso panorama che, più di un secolo fa, fece dire a Ernest Hemingway: qui ce n’è fin troppo.


Informazioni e foto a cura di. Visit Schio


